INTERVISTA A MIGIDIO BOURIFA

Migidio Bourifa ha dimostrato che anche a 41 anni si può essere un atleta-top a livello professionistico. il Tre volte Campione Italiano di Maratona si racconta.

Ritrovarsi a 41 anni e aver scoperto di aver vissuto almeno quattro vite. E soprattutto già sapere che ancora qualcosa sta cambiando, che una nuova era si sta avvicinando. In queste quattro vite ce n’è una però che non cambierà mai, ed è quella che inizia con la ‘C’ come ‘corsa’. Perché per Migidio Bourifa correre è la cosa più importante della sua vita. Anche la prima parte della sua vita inizia con la ‘C’. Casablanca dove è nato in Marocco  (il padre Tahar di origini marocchine era da anni operaio specializzato a Bergamo ma l’ha fatto nascere in Marocco per fornirlo del doppio passaporto) e per il suo primo sport: calcio. Giovanili del suo paese, Casnigo (toh inizia con la ‘C’) in Val Seriana. Era ragazzino, primi anni ottanta, ruolo di esterno. Piedi non proprio di velluto ma tanti polmoni per correre sulla fascia fino al consiglio spassionato di suo papà allenatore: “Lascia stare, scegli uno sport individuale”.

Migidio, ci racconti il resto?

“Ho iniziato a correre e dal ritorno del servizio militare sono entrato alla Snam allenato da Claudio Valisa, buoni tempi. 13’51” nei 5000, 29”27 nei 10000, oggi sarei il più forte in Italia, all’epoca in Italia erano in tanti ad andare così forte”.

L’atletica non era ancora il tuo mestiere?

“Esatto. Fino a 29 anni ho fatto l’operaio a Gandino in un’azienda meccanica. Ho tanti amici ed ex colleghi, passo a trovarli spesso, sono i miei primi tifosi”.

La nuova vita è stato il professionismo?

“Esatto. La prima maratona nel 1998, un 2h15’ a Torino e poi tante gare anche in maglia azzurra che ho cercato sempre di onorare al meglio. Mondiali ed Europei come Parigi, Osaka, Monaco di Baviera e questa estate Barcellona”.

Tre titoli italiani, Roma nel 2007 e due di seguito: Treviso 2009 e Venezia un mese fa. Come si fa a quarant’anni ad essere al top?

“Con tanta professionalità e devozione. I sacrifici sono tanti, tantissimi. Ci metto tutto l’impegno mentale e fisico che posso, nella massima professionalità e stando attento anche ai minimi particolari. Faccio due uscite giornaliere, non mi risparmio. E soprattutto mi diverto, è questo il vero segreto”.

Hai compiuto 40 anni a gennaio 2009 e sembri rinato. Ripercorriamo il biennio. Iniziamo dal 2009…

“In una fredda e piovosa giornata ho vinto a Treviso nel marzo il mio secondo titolo italiano di maratona. A Novembre ho voluto provare l’esperienza New York. 13° assoluto, un buon 2h16’ che sulle strade della Grande Mela non è niente male, e soprattutto primo europeo e primo italiano in gara”.

Ancora meglio il 2010?

“Volevo gli Europei a tutti i costi, sentivo che era un’ottima occasione per celebrare ancora la maglia azzurra e dunque con il mio tecnico Massimo Magnani abbiamo focalizzato tutto sull’appuntamento di agosto. Per dimostrare di essere all’altezza in marzo ho fatto la Maratona di Roma, 5° assoluto e anche qui primo europeo e primo italiano in 2h12’. Ho convinto il ct Lucio Gigliotti a selezionarmi per Barcellona e credo di aver ripagato in pieno questa fiducia. Tra noi azzurri davanti a me solo Ruggiero Pertile che è arrivato 4°. Io ho chiuso 7° in 2h20’. Il crono non inganni, è stata una maratona dura, tattica e con molto caldo. Ma era il mio sogno e l’ho realizzato”.

Doveva essere un finale di stagione tranquillo ed invece…

“Invece mi sono ritrovato ancora nella bagarre. Volevo una maratona autunnale tranquilla, sentivo nelle gambe ancora tanta fatica per gli europei dove avevo dato veramente tutto. Agosto ho riposato completamente ma le batterie erano ancora scariche. Mi hanno contattato dalla maratona di Cagliari in programma il 10 ottobre ed erano alla prima edizione. Mi incuriosiva, ho detto sì. A poche settimane dalla gara c’è stato un disguido con l’organizzatore e ho deciso di rinunciare. Intanto dentro di me si è risvegliata quella voglia di correre e quella determinazione che mi appartengono e allora ho pensato subito che la gara giusta fosse la Venicemarathon, con in palio il titolo di Campione d’Italia. Le sfide mi piacciono e mi esaltano. Mi sono allenato a Livigno qualche settimana. Non è stato facile preparare una maratona in poco più di un mese”.

Maglia tricolore che poi hai vinto dopo una bella sfida con Danilo Goffi…

“Una gara nella gara. Sapevamo bene di non poter vincere la Venicemarathon, gli atleti africani erano di primissimo livello e sono di un altro pianeta. Io e Danilo siamo stati sui nostri ritmi. Ci siamo sfidati a viso aperto finché al 31° km si è ritirato. Nel suo ritiro credo di averci messo lo zampino, tatticamente intendo. Non l’ho mollato, gli sono sempre stato attaccato e sentiva il mio fiato sul collo. Non è riuscito a staccarmi e nella seconda parte della gara sapeva che sarei stato più forte e secondo me ha ceduto per questo. Dopodiché fino al traguardo mi sono goduto la gara, Venezia e la festa”

Avevi tanti tifosi che ti seguivano quel giorno?

“Sono venuti amici veri a vedermi. E la sorpresa è stato un cartellone di 3 metri per 3 sul rettilineo di arrivo con la mia gigantografia. Emozionante…”

Il passato è passato, ora guardiamo al futuro. Cosa c’è nel 2011. Cosa cambia e cosa rimane?

“Rimane la mia voglia di correre, di fare sacrifici e di divertirmi. Vado avanti e comunque anche quando non sarò più al top io correrò sempre e comunque. Le gare fanno parte di me, la corsa è la mia vita. Non ho ancora scelto quale maratona farò in primavera”

Cosa cambierà?

“Ancora una volta la mia vita. Mia moglie Silvia, anche lei atleta, mi regalerà Martina, non vediamo l’ora. Cambieranno i ritmi e avrò altre priorità, ma altre grandi maratone mi aspettano”.

Ecco le parole del suo allenatore : Massimo Magnani

Massimo Magnani è uno dei tecnici più conosciuti in Italia, tra i suoi cavalli di battaglia Ruggiero Pertile e Migidio Bourifa. Sede a Ferrara, segue Migidio Bourifa dal 1998, quando ha iniziato a correre le maratone e le corse su strada.

Massimo, come si allena un atleta come Migidio?

 

“Vivo a Ferrara ed ho atleti in tutta Italia. Impossibile seguire tutti di persona tutti i giorni. Ho impostato il mio lavoro insegnando a chi seguo a gestirsi progressivamente in maniera autonoma. Ho sempre cercato di ‘educare’ un atleta all’allenamento e alla sua preparazione fisica. In pratica cerco di far capire come funziona un allenamento. Bourifa e Ruggiero Pertile sono i migliori due in questo senso. Con loro la soddisfazione professionale è stata massima, sono riuscito a centrare questo obiettivo, gli ho resi autonomi”.

Come fa Bourifa ad essere a quasi 42 anni il migliore in Italia?

“Conosce molto bene il suo corpo, ha imparato a conoscersi negli anni. E’ sempre in grado di sapere cosa fare e anche se non riusciamo a volte a sentirci sa comunque come impostare il suo allenamento. Ha un fisico integro, ha sempre fatto allenamenti di qualità. Con lui come allenatore mi sento realizzato”.

 

Che atleta è stato e sarà Migidio?

“Non si è mai buttato via, ha sempre ben gestito il suo motore. Con le giuste pause, i giusti riposi, i corretti dosaggi d’allenamento senza strafare. Ha il vantaggio di avere una struttura fisica leggera, biologicamente è più giovane dei suoi 40 anni. Nel 2011 potrà fare ancora qualcosa di significativo, credo che un 2h11’50” sia ancora nelle sue possibilità, con la gara e le motivazioni giuste. In questo momento è forse il miglior ‘master’ del mondo, potrebbe vincere tutto a livello ‘master’. Vedremo come muoverci”.

Che maratona farà in primavera 2011?

“Potrebbe essere Boston, con i suoi saliscendi dove Migidio verrebbe fuori bene. Oppure una gara in Italia se ci fosse qualche organizzatore pronto a valorizzarlo veramente”.

Come si allenerà nei prossimi mesi?

“Diventerà padre a gennaio, si è sposato da un paio d’anni. Mentalmente sarà dunque realizzato e dunque efficiente, con mille motivazioni dentro di sé. E’ un resistente naturale, la distanza ce l’ha sempre nelle gambe. Ha bisogno dunque di qualità nelle sue sedute d’allenamento. Inutile fare tanti chilometri, dovremo curare altri aspetti come l’efficienza muscolare e la forza. Due caratteristiche che si perdono con il passare degli anni”.

 

Cesare Monetti

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