IL DELICATO RUOLO DEL PORTIERE

Nella foto il portiere del Seregno Belenzier Vinicios

Nel calcio, il ruolo del portiere è da sempre considerato cruciale per gli equilibri e le dinamiche gruppali di una squadra. Il portiere deve “comandare” la difesa sia perchè possiede dalla porta una visione più ampia di quanto accade in campo, sia perchè deve trasmettere certezze ai propri compagni. Il portiere poi, insieme al capitano, ha il potere di parlare all’arbitro ed ai compagni in misura maggiore e con più autorità di quanto non siano investiti gli altri giocatori.

Non solo. Il portiere, specie quando particolarmente dotato tecnicamente e psicologicamente, trasmette solidità non solo al proprio reparto difensivo, ma anche all’intera squadra: in porta c’è sempre qualcuno in grado di sopperire agli errori altrui, specialmente a quelli difensivi. Ecco perchè gli errori di un portiere sono più vistosi, non solo perchè il rischio è massimo nel loro caso, subire un goal, ma anche perchè sono generalmente investiti dalla squadra di un livello di autoefficacia e di problem solving massimi. Il portiere infatti dovrebbe “riparare” agli errori ed ai limiti altrui. Per questo è facile fischiarli e farli divenire capri espiatori di errori incominciati magari metri prima, di cui non avevano la minima responsabilità. E’ quindi un ruolo delicato quello del portiere. Un buon portiere deve possedere non solo qualità tecniche indiscutibili, ma anche doti mentali e caratteriali non indifferenti. Oltre ad una personalità autorevole e ben formata, deve possedere la capacità di non farsi intimidire dagli avversari, ma soprattutto la capacità di mantenere i nervi saldi nei momenti più difficili di una competizione, per non trasmettere insicurezza alla squadra. I tifosi, gli avversari, e talvolta anche i compagni stessi e gli allenatori, sono sempre in agguato a minare la concentrazione e la tranquillità difensiva di un portiere. Per questi ed altri motivi è opportuno che questo ruolo delicato sia supportato da una buona preparazione mentale, oltre che fisica e tecnica. Quali sono gli aspetti mentali più importanti per quanto riguarda il ruolo del portiere? Certamente la concentrazione ed la reattività, non solo fisica, ma anche mentale. portiere deve prendere decisioni importanti in pochi centesimi di secondo. Uscire dall’area o non rischiare? Buttarsi nella mischia o aspettare? Tuffarsi o attendere la reazione dell’avversario? Il portiere deve processare mentalmente decine di informazioni e prendere la decisione giusta, rapidamente e prontamente. Inoltre deve possedere riflessi particolarmente allenati, in grado di aiutarlo in un tuffo o nel classico “colpo di reni” che gli permette di risolvere un problema all’ultimo istante con una parata straordinaria ed inaspettata, almeno per l’avversario. Ecco perchè la concentrazione riveste un’importanza notevole per un portiere. La concentrazione è favorita da una serie di elementi. Uno di questi è la capacità di vivere il momento nell'”hic et nunc”, nel “qui ed ora”. La sincronia. Vivere il momento presente, senza lasciarsi distrarre da elementi esterni o pensieri inadeguati. In questa direzione le tecniche di rilassamento, come il training autogeno, gli permetteranno di stabilire una connessione tra mente e corpo, rendendolo maggiormente consapevole dei propri stati emotivi interni. Anche le tecniche di self-talk (dialogo interno) possono dimostrarsi un’arma importante nei “guanti” di un portiere, poichè gli permettono di attivarlo dal punto di vista psico-fisico. Le tecniche di visualizzazione poi possono dimostrarsi estremamente efficaci in quanto permettono di gestire determinati momenti critici o di migliorare certi aspetti tecnici o specifici errori. Ad ogni modo queste sono solo alcuni accenni alle tecniche di mental training che l’estremo difensore può apprendere per migliorare il suo approccio mentale al gioco del calcio. L’aspetto più rilevante, prima ancora di apprendere queste ed altre tecniche di mental training, consiste nell’imparare a conoscersi profondamente ed il prendere consapevolezza di certi meccanismi. Solo così le risorse di un buon allenamento mentale, se ben applicate, potranno fornire i risultati sperati. Buffon è considerato attualmente il miglior portiere al mondo. Cos’è che lo distingue dagli altri portieri? Ovviamente un’innata dote tecnica. E poi? Buffon fa sembrare le parate difficili facili, quelle impossibili possibili. Manifesta sempre tranquillità e serenità quando è in campo. In realtà questa serenità non è sinonimo di spensieratezza o spregiudicatezza. E’ sinonimo di estrema concentrazione. Persino sulle palle più semplici Buffon sembra applicare la stessa intensità e sicurezza di movimenti che altri portieri applicherebbero solo alle parate più impegnative. E’ questione di allenamento, duro lavoro, sacrificio, ed un’estrema consapevolezza del proprio potenziale tecnico e mentale che equivale ad una profonda conoscenza di sè stessi.
Sottolineo poi come il portiere debba essere sicuro del proprio posto in squadra e debba ricevere un’attenzione particolare da parte del proprio allenatore, che deve fornirgli la fiducia necessaria a superare anche i momenti di crisi. Il rischio per un ruolo così delicato, specialmente con i portieri più giovani, è che il giocatore perda fiducia nei propri mezzi e, anche quando chiamato in campo, non renda al massimo perché offuscato da eccessiva insicurezza. Come per ogni ruolo dunque, anche e soprattutto per quello del portiere, l’allenatore deve stabilire il suo posto in squadra a inizio stagione, indicando chi sarà titolare e chi secondo, giustificando naturalmente ogni singola scelta. Solo così il mister avrà a disposizione un giocatore motivato e sicuro del suo posto. Nei momenti negativi di una stagione l’allenatore dovrà comunque essere coerente con le sue scelte e capire insieme al giocatore le motivazioni di un’eventuale periodo di performance sotto tono. Questo tipo di discorso dovrebbe valere per qualsiasi giocatore, ma per un portiere acquista ancora più valore. Infine concludo questo breve articolo con le parole di Aldo Zerbini, noto psicologo dello sport, che si è occupato della preparazione psicologica di molti calciatori, soprattutto nel mondo del calcio giovanile: “l’equilibrio affettivo del portiere è esposto più di chiunque altro a polarizzazioni estreme, dalla gioia di un penalty parato, alla vergogna di una leggerezza. Nel momento decisivo, quello del rigore contro, l’estremo difensore torna ad essere “solo”, ma se ha assimilati tutti gli aspetti sopra indicati [tecniche di mental training]: avrà fiducia in se stesso, godrà della stima dei compagni, porterà dentro le emozioni della gara, sicchè le condizioni psichiche per affrontarlo saranno quelle migliori”.

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