MTB WORLD CUP. PART 1. LA GARA. L’AMBIENTE. I PROTAGONISTI.

In un tripudio di colori, grinta, gambe e tanta Mtb si è svolta la tre giorni mondiale in Val di Sole (Trentino). La località di Commezzadura si è trasformata in un autentico paradiso per i bikers. Il posto è incantevole, la pista è un gioiello, e la gente è accorsa in massa per vedere le prestazioni dei massimi atleti delle varie specialità dell’universo Mountain Bike.

Sono ormai 10 anni che in Val di Sole si investe su questa realtà permanente di settore, e adesso esiste in Italia un vero Tempio per il ciclismo off-road.

Il team degli organizzatori è raggiante. Sono molto professionali ma nei loro occhi non si cela l’entusiasmo per un evento che ha davvero fatto centro.

Da tre anni la pista è teatro della Kermèsse mondiale e la partecipazione è sempre da rekord. E per capire il perché basta guardarsi un po’ in giro. L’ambiente è di quelli che ti restano nel cuore. Le Dolomiti con la loro maestosità, il verde e la vegetazione alpina che la fanno da padroni e il torrente Noce, che con le sue acque vorticose, ti movimenta l’animo e ti carica lo spirito. E poi quell’atmosfera di sport che ti fa sentire parte di una storia. E forse della Storia. Quella della Mtb sicuramente.

Tra le discipline ce n’è una che ha qualcosa di particolare. Di affascinante ed estremo insieme. E’ la famosa “Downhill”. Una discesa vorticosa, con pendenze mozzafiato, e insidie di ogni tipo. Curve paraboliche, sassi, pieghe del terreno e, ovviamente, una corsa sfrenata contro il tempo… per arrivare davanti. Un punto si chiama addirittura “Black Snake”… e questo la dice tutta.

Ciclismo si. Ok. Ma qui, evidentemente si parla di qualcosa di diverso. Questi sono superatleti, acrobati, “pazzi” per alcuni.

Si perché, nel Downhill, si “vola” a quasi 60 km/h in una discesa micidiale di ben 2 km e mezzo con pendenze fino al 40%.

Lo stesso Davide Cassani, C.T della Nazionale, ha confessato di averci provato: “Niente. E’ una roba impossibile. Ci vuole un’abilità straordinaria e si…un po’ di pazzia”.

Pazzi o non pazzi. Extreme riders e bravi ragazzi. Questo sono i “guerrieri” della Downhill. Una guerra contro le leggi fisiche che attrae, appassiona ed esalta.

Scendono tutti uno dopo l’altro. E’ uno spettacolo. La gara è seguita perfettamente da telecamere all’avanguardia, e le immagini vengono proiettate su maxischermi ottimamente posizionati, in grado di far seguire al pubblico la discesa…centimetro per centimetro.

C’è anche chi distrugge la gomma posteriore, ma nonostante ciò, guidando sul cerchio… su quel tracciato estremo, non sente ragione e, anche in quelle condizioni, porta a termine la gara nel delirio del pubblico, che ne acclama la caparbietà.

Una volta scesi, gli applausi sono per tutti. Per chi sale in classifica e per chi scende. Non c’è differenza. Questa è la Downhill e qui sono tutti forti.

Poi però succede qualcosa… .

Arrivano i “mostri”, i primi 15.

La folla, già numerosissima, si decuplica in pochi minuti, perché loro sono le “Star”.

La gara è incredibile. Si lotta sui centesimi di secondo. E’ una battaglia serrata e vanno tutti davvero “a chiodo”. L’anima ha un sussulto quando li vedi saltare da un sasso all’altro, o sorvolare pezzi di pista a mo’ di motocross. Fanno paura si. Ma esaltano il cuore. Tanto. Tantissimo. E gli applausi, per tutti, partono da soli. Sono le mani di chi quella perfezione vuole toccarla, sentire la sua elettricità, sentirne la potenza vincente, che si diffonde e si sprigiona nell’aria.

Sono scesi tutti. Ne manca uno. L’ambiente si zittisce in un’atmosfera simile a quella della quiete “prima” della tempesta.

Tutti aspettano lui. Il “torero” della Downhill. Aaron Gwin. Il pluriridato Campione Mondiale. E lui, per ultimo, dopo che sono scesi tutti, come i gladiatori fa l’ingresso nell’Arena. Via ! Partito!. Scorrono i secondi e la lotta è serratissima. Se la gioca sul filo di lana ogni curva. I suoi avversari hanno dato il massimo e lui deve mettercela davvero tutta. Ce la fa…? Non ce la fa…? Il cronometrò è lì… . Sembra una corrida. Dove il biker è il torero e la montagna è il toro.

Alla fine il “Matador” ce la fa. La gara è sua e la Montagna è domata. Nella festa di tutti. Aaron è un mastino, va dritto come un chiodo, e le sue gambe sono martelli, che con il loro ritmo forsennato scandiscono gli ultimi metri della sua cavalcata trionfale. Aaron sei forte. Mamma mia quanto sei forte!.

Ma se c’è il “Matador”, non manca la “Matadòra”. Lei è Tahnèe Seagrave. Inglese. I suoi capelli biondi e la sua grinta esplosiva tagliano il traguardo per primi e la Coppa è sua.

Che dire? Uno spettacolo incredibile che risulta anche difficoltoso a descriversi, visto il grande professionismo, misto ad imponente spettacolo, che lasciano letteralmente senza parole.

Ecco allora una carrellata dei volti dei protagonisti, che, carichi di mille emozioni, possono certamente essere meglio rappresentativi di qualsiasi descrizione.

Eccoli, sono loro, i guerrieri della Downhill:

 

Ma non ci siamo certo dimenticati di lui…YURI GIUPPONI, il nostro consulente DOC in ambito ciclistico. Il nostro giornalista “speciale”… ma questo è il tema della seconda parte dell’articolo… ( MTB WORLD CUP PART 2)

Servizio a cura di Luca Limoli

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